Annuario TV

Articoli

Gli ascolti di Sanremo 76 tra TV, digital e social

L’edizione appena terminata del Festival di Sanremo si inserisce in un febbraio televisivamente molto denso, segnato anche dalla presenza delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, cui faranno seguito le Paralimpiadi a partire dai prossimi giorni. Nonostante due eventi live di tale portata, l’andamento complessivo del Totale TV Riconosciuto – popolato dagli editori misurati da Auditel – registra, in termini di total audience, un calo dell’1,7% in AMR rispetto allo stesso mese del 2025. Considerando l’intera giornata di programmazione, Rai è l’unico editore a chiudere febbraio con il segno positivo (+4,3%), proprio grazie alla forza trainante di questi appuntamenti. In prima serata, invece, a crescere è solo Mediaset (+6,8%), mentre la stessa Rai, pur sostenuta dalla settimana sanremese, registra un lieve arretramento (-0,9%). Parallelamente, il segmento di consumi mediali rappresentato dall’ascolto Non Riconosciuto continua la sua espansione: +4,4% in AMR e +2,2% in daily reach rispetto a un anno fa. Tutti indicatori che confermano, dunque, la tendenza a più riprese evidenziata negli Annuari della TV: i grandi eventi generalisti continuano a produrre concentrazioni di pubblico importanti, ma all’interno di una platea televisiva che palesa segnali di contrazione; al contempo, però, il pubblico mediale fluisce verso altre forme di consumo – dallo streaming, ai social media, al gaming – non pienamente tracciate nell’attuale conformazione del sistema Auditel. Sul versante lineare – escludendo, per il momento, l’apporto degli small screen – le cinque serate del Festival si confermano, come di consueto, su livelli elevati, ancorché inferiori alle edizioni degli ultimi anni. La media delle cinque serate si attesta a 9,8 milioni di spettatori medi e al 63% di share, con un picco positivo di 10,7 milioni e 69% di share nella finale di sabato 28 febbraio (considerando la diretta fino alle 2 di notte). In total audience, invece, l’AMR complessivo delle cinque serate giunge a quota 10,1 milioni di spettatori, mentre la serata conclusiva arriva a 11 milioni. Prendendo invece in esame il fronte digital – ovvero i consumi ascrivili ai device connessi – nel mese di febbraio i consumi totalizzati dai player Rai crescono del 22% rispetto al 2025, a fronte di un incremento medio del +7% registrato tra tutti gli editori monitorati da Auditel. Anche in termini di tempo speso a febbraio Rai fa meglio dei concorrenti, con un +6%, contro una crescita media dell’1% tra tutti i broadcaster. Stante questo trend di crescita anno su anno, se si isola il solo perimetro di Sanremo il confronto appare negativo. In primo luogo, rileviamo che sono in media 450 mila device connessi a serata ad avere seguito il festival non sullo schermo televisivo: il 20% in meno rispetto all’edizione passata. Di questi, circa 258 mila a serata sono small screen, con un picco oltre i 290 mila all’avvio della manifestazione. Più nel dettaglio, il totale dei stream live erogati nelle cinque serate raggiunge 13,4 milioni, un cumulato del 21% inferiore rispetto al 2025. Il tempo speso in diretta cala invece del 18%, attestandosi a circa 10,6 milioni di ore. Il saldo, tuttavia, resta positivo rispetto al 2024 (quando l’AMR-D era sostanzialmente identico ma inferiori del 9% gli stream e del 5% il TTS) e ancor di più in rapporto al 2023 e al 2022: rispetto a quest’ultima annualità, il comparto digital live è cresciuto di oltre il 100%. Un andamento analogo, anche se con volumi differenti, si rileva anche sul versante VOD. Gli stream on demand si fermano a 22,3 milioni (-22% sul 2025), mentre il TTS raggiunge 172 milioni di ore (-12%). Anche qui il confronto con il 2024 è negativo in misura simile e più contenuto rispetto al 2023 (-4% LS, +2% TTS). Per trovare una crescita davvero marcata bisogna tornare, anche in questo caso, al 2022: da allora l’aumento è del 9% nei LS e del 55% nel TTS. Nel complesso, dunque, il digital segna un evidente passo indietro nell’ultimo anno, ma rimane strutturalmente su livelli molto più elevati rispetto al periodo di graduale uscita dalla pandemia. Consideriamo, infine, la conformazione della reach di Sanremo. La reach media dell’intera manifestazione sulla TV lineare è del 38,6%, con un picco del 40,2% nell’ultima serata, pari a circa 23 milioni di persone. Questo bacino di audience viene però significativamente ampliato dal contributo dei player digitali misurati direttamente da Auditel e dall’incremento proveniente dai social media – in questo caso solo Instagram e Facebook – che apportano mediamente un ulteriore 19,8% di copertura. L’ultima serata, in particolare, registra l’incremento massimo, garantendo un 24,1% di reach aggiuntiva, pari a ulteriori 13,8 milioni di individui e portando la finale oltre il 64% di copertura e prossima ai 37 milioni di spettatori. Valutando in modo olistico l’intero arco dell’evento – tra TV, player digitali e social media – la reach cumulata delle cinque giornate del Festival raggiunge l’85,8% della popolazione, pari a 49,2 milioni di individui. Di questa copertura complessiva, il 60,7% è apportato dalla TV lineare, mentre il 25,1% deriva appunto dal comparto digitale e social. All’interno di questa ampia platea complessiva, è però interessante porre l’enfasi su due polarità significative: una quota pari al 21,9% di reach è composta da spettatori intercettati esclusivamente dalla tv lineare, mentre un ulteriore 17,2% di copertura proviene da un pubblico entrato in contatto con la manifestazione solo tramite i canali social. Tra queste modalità di fruizione contrapposte si colloca un nucleo particolarmente consistente di individui (26,6% di reach) che hanno seguito Sanremo coniugando la TV lineare, i social e le estensioni digitali dei broadcaster, delineando un profilo di consumo pienamente cross-mediale. (Giovanni Ceccatelli)

Un mondiale in streaming

Con l’ufficializzazione dell’acquisizione dei diritti di trasmissione della Coppa del mondo di calcio 2026 da parte di Dazn, avvenuta lo scorso 27 febbraio, la distribuzione televisiva dello sport entra in una nuova fase; il passaggio è epocale e segna non solo una netta discontinuità con il passato, ma anche il consolidamento dello streamer Dazn, come soggetto sempre più centrale nelle dinamiche del comparto. Per la prima volta nella storia, quindi, una piattaforma OTT trasmetterà interamente un campionato mondiale di calcio nel nostro paese e lo farà proprio con l’edizione record dal punto di vista delle nazionali partecipanti (saranno 48 per un totale di 104 partite), in programma dall’11 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’accordo, che prevede anche il rilancio della piattaforma FIFA+, s’inserisce in una sinergia globale tra la FIFA e Dazn con partnership analoghe anche in altri paesi europei. A garantire una “finestra” sui mondiali in chiaro sarà Rai che si è aggiudicata i diritti di trasmissione free che comprendono 35 partite e la disponibilità totale di tutti gli highlights e dei diritti radiofonici, nella speranza, naturalmente, che tra quei match possano rientrare anche quelli della nazionale italiana, attesa dagli spareggi per accedere alla fase finale nell’ultima settimana di marzo. Le edizioni precedenti Il colpo messo a segno da Dazn è solo l’ultimo tassello di un percorso ricco di cambiamenti radicali che hanno portato spettatori e appassionati italiani a doversi rivolgere, di volta in volta, a players differenti. Il primo grande turning point nella storia dei mondiali in tv risale a vent’anni fa; nella trionfale edizione del 2006 in Germania, infatti, fece il suo ingresso nella “partita” dei diritti la pay-tv satellitare Sky che si aggiudicò l’intero torneo mentre alla Rai restarono solamente 25 match su 64, tra cui, naturalmente, tutti quelli della nazionale nella memorabile cavalcata conclusasi con la finale vittoriosa di Berlino e con le due telecronache, quella più istituzionale di Marco Civoli e quella più “urlata” di Fabio Caressa, entrate allo stesso modo nell’immaginario collettivo. Lo schema si replicò anche per i due mondiali successivi, del 2010 in Sudafrica e del 2014 in Brasile, che videro entrambi l’eliminazione dell’Italia nella fase a gironi. Un cambiamento inatteso si verificò in occasione dell’edizione di Russia 2018 quando, complice la mancata qualificazione della nazionale, il servizio pubblico si defilò e fu Mediaset a ottenere i diritti trasmettendo tutte le partite in chiaro: la prima volta di un mondiale senza canone né abbonamento. Il broadcaster commerciale confezionò un’offerta trasversale e generalizzata di appuntamenti e approfondimenti, sperimentando anche una copertura digital con un’app dedicata che moltiplicò l’effetto di trascinamento: alla fine, furono quasi 300 milioni i telespettatori complessivi delle 64 partite e 600mila i download dell’app. Nel 2022, la competizione si svolse in Qatar nell’insolito periodo invernale; nonostante la nuova assenza della nostra nazionale, la Rai si “riprese” l’intero pacchetto fermandosi a 254 milioni di spettatori complessivi, ma con il picco di 16 milioni e oltre il 74% di share per i calci di rigore della finale Argentina e Francia del 18 dicembre. Dopo due edizioni totalmente free, quindi, torna il vincolo della sottoscrizione per accedere all’evento calcistico più importante e seguito. Gli accordi di trasmissione all’estero E negli altri Paesi? Quali dinamiche e quali players stanno emergendo nei singoli contesti nazionali? Per ora, lo scenario sembra comporsi a macchia di leopardo, con una prevalenza della dimensione pay e una persistenza della trasmissione in chiaro grazie anche ai cosiddetti listed events, l’elenco di eventi che obbligatoriamente per legge devono essere trasmessi in chiaro e che variano da paese a paese a seconda delle tradizioni e culture nazionali, ma che trovano nei mondiali di calcio un punto in comune. Il caso più simile all’Italia è quello della Spagna, dove Dazn ha acquisito l’esclusiva streaming dell’intera competizione lasciando al servizio pubblico di RTVE la messa in onda di una partita al giorno. In Germania, Deutsche Telekom si consolida come player “sportivo” per eccellenza; la telco si è aggiudicata i diritti del torneo cedendo in sub-licenza 60 match ai due servizi pubblici ARD e ZDF per la trasmissione in chiaro e tenendo i restanti incontri per la messa in onda sul proprio canale online a pagamento MagentaTV. Deutsche Telekom sarà leader anche per gli europei del 2028. Situazione del tutto inedita è quella che si osserva in Francia, dove il mondiale sarà trasmesso da Ligue1+, la piattaforma di proprietà del massimo campionato di calcio (Ligue 1) che è stata lanciata nel corso di questa stagione 2025/26 dopo il mancato rinnovo proprio con Dazn, e che si consolida così come alternativa credibile di gestione in house da parte del sistema calcistico francese; il broadcaster commerciale M6, ad ogni modo, ha già acquisito 54 partite da trasmettere in chiaro. Fedele alla sua tradizione free-to-air rimane, invece, la Gran Bretagna; come avviene da anni in occasione di questo tipo di eventi, infatti, BBC e ITV hanno rinnovato l’accordo per suddividersi equamente le partite in programma (vale anche per i mondiali 2030 di Spagna, Portogallo e Marocco), garantendo così ai propri telespettatori quell’idea di sport come public good, accessibile e disponibile universalmente. D’altra parte, l’elenco dei listed events oltremanica parla chiaro e prevede che la Coppa del mondo di calcio nella sua interezza debba essere trasmessa gratuitamente. Infine, uno sguardo ai Paesi ospitanti. Negli Stati Uniti, la manifestazione sarà trasmessa da FOX attraverso i canali FOX (69 partite) e FS1 (35 partite) e via streaming su FOX One e l’app FOX Sports; per il pubblico ispanofono, sarà il gruppo Comcast NBCUniversal a occuparsi dell’evento con 92 match su Telemundo e 12 su Universo, oltre allo streaming su Peacock e Telemundo App. In Canada, invece, la copertura sarà garantita dal colosso Bell Media che distribuirà i 104 match tra free e pay su canali controllati come il tematico sportivo TNS (una quota è detenuta da ESPN) e la versione per il pubblico francofono del canale RDS, oltre al generalista CTV, mentre in Messico sarà Televisa a occuparsi della messa in onda dell’intera competizione, …

Un mondiale in streaming Leggi altro »

Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi sospingono gli ascolti TV

Con le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, trasmesse in chiaro su Rai 2 e a pagamento sui canali Eurosport, i giochi tornano in Italia dopo vent’anni. Le gare – che, a oggi, hanno valso all’Italia 22 medaglie complessive – stanno prevedibilmente avendo un impatto notevole sui consumi mediali degli italiani, fornendo un contributo importante a un frangente della stagione televisiva già storicamente molto solido. Prendendo in esame l’intera platea televisiva nelle prime giornate della manifestazione – precisamente dal 6 al 10 febbraio – si rileva un rafforzamento del Totale TV Riconosciuto rilevato da Auditel in rapporto ai medesimi giorni del 2025. L’ascolto medio cresce infatti dell’1,1% sull’intera giornata, attestandosi attorno ai 9 milioni di spettatori, mentre in prime time l’incremento è ancora più marcato (+2,4%), con una platea che supera di poco i 20 milioni. Il dato è tanto più interessante se contrapposto alla flessione del Non Riconosciuto (SVOD, gaming, browsing, social media). Tra il 6 e il 10 febbraio questo segmento arretra leggermente nell’intero giorno rispetto a un anno fa – calo dello 0,5%, per un totale appena superiore ai 2 milioni di AMR – e perde quasi il 6% in prima serata, attestandosi a un ascolto medio di circa 4,5 milioni. Uno spostamento che rimarca la radicata funzione di sincronizzazione dei consumi mediali da sempre detenuta dai grandi eventi sportivi. Dopo gli oltre 9 milioni di AMR della cerimonia inaugurale, tra i momenti più significativi in termini di ascolti vi è finora la competizione di discesa libera dell’8 febbraio, culminata con lo bronzo vinta da Sofia Goggia, alla terza medaglia olimpica nella disciplina. Le medaglie azzurre si confermano il vero moltiplicatore di attenzione anche in differita: oltre agli estratti della cerimonia inaugurale, nei primi giorni delle Olimpiadi sono proprio i podi raggiunti dagli atleti italiani – da Francesca Lollobrigida nei 3.000 metri di pattinaggio, a Giovanni Franzoni nella discesa libera – a popolare la classifica dei contenuti olimpici più visti on demand. Più estesamente, l’impatto dei giochi olimpici sui consumi digitali – per quel che riguarda, in particolare, le properties Rai – risulta già visibile anche solo considerando il report Auditel Digitale relativo alla settimana 1-7 febbraio (con soli due giorni, dunque, direttamente interessati dalla manifestazione). In questo frangente, il tempo speso registrato sui device connessi dai player digitali Rai giunge a un totale di 19,5 milioni di ore di visione: si tratta del miglior dato settimanale per l’editore dalla scorsa primavera. Nei sette giorni successivi, con l’intera settimana di programmazione olimpica a disposizione, il tempo di visione generato dalle properties digitali Rai è stato addirittura di 23 milioni di ore, per un totale di 132 milioni di stream erogati. Sempre per quel che concerne i dati relativi ai device connessi, e nel dettaglio agli small screen, vale la pena sottolineare la disomogeneità delle abitudini di consumo nel paese. In discipline come la discesa libera – maschile e femminile – e il SuperG maschile, la quota di ascolto riconducibile a dispositivi diversi dal televisore arriva mediamente intorno al 5% del totale, considerando l’intera platea televisiva con almeno quattro anni di età. Vi sono però scarti generazionali significativi: nelle fasce tra i 15 e i 44 anni la componente small screen supera spesso il 10%, con punte tra il 14% e il 15% nel segmento 25-34 anni. Al contrario, gli over 65 l’apporto degli schermi portatili si ferma attorno al 2%. La grande sincronizzazione sociale dettata dalle Olimpiadi non è dunque priva di sfumature, imputabili alle evoluzioni in corso nel comparto mediale italiano e che risultano peraltro del tutto coerenti con le tendenze rilevante nelle ultime edizioni dell’Annuario della TV. La rilevanza mediatica dei giochi olimpici si declina, infine, in un’ulteriore dimensione che va oltre il perimetro di misurazione dell’audience televisiva presidiato da Auditel. È infatti importante sottolineare che molti dei contenuti olimpici più fruiti on demand sui player Rai – primo tra i quali RaiPlay – trovano una risonanza ancora più ampia sui canali social ufficiali dell’editore. Il già menzionato oro vinto da Francesca Lollobrigida, ad esempio, sfiora i 4 milioni di video views sui profili social Rai, a fronte dei 270.000 LS rilevati da Auditel. Numeri analoghi si registrano per l’esibizione di Laura Pausini durante la serata inaugurale, mentre l’intera cerimonia di apertura supera i 7 milioni di visualizzazioni. Nel complesso, tra il 6 e il 10 febbraio si contano oltre 5.000 post dedicati ai Giochi, per un totale di 264 milioni di video views (Instagram escluso) e 39,4 milioni di azioni complessive. Nelle giornate di programmazione successiva a quelle considerate nell’analisi si sono susseguiti altri risultati di audience significativi. Tra i valori d’ascolto più elevati figurano la staffetta di slittino disputata nel pomeriggio del 12 febbraio (2,7 milioni AMR), oltre alla gara di biathlon nella tarda mattinata del 14 febbraio (2,7 AMR) e, nel primo pomeriggio dello stesso giorno, lo slalom gigante maschile (3,2 AMR). Il dato più eclatante è però quello della tarda mattinata di domenica 15 febbraio, quando la gara di slalom gigante femminile, vinta da Federica Brignone, ha totalizzato un AMR di 4,6 milioni e una share del 31%. Ricordiamo che i giochi olimpici proseguiranno fino al 22 febbraio e saranno seguiti, a partire dal 6 marzo, dalle competizioni paralimpiche. (Giovanni Ceccatelli)

Annuario 2025. La TV italiana nell’era dello “streamcasting”

Roma, 10 febbraio 2026 È stato presentato alla Camera dei deputati, nel corso dell’evento “Le sfide dello streamcasting”, l’Annuario 2025 della Televisione Italiana, curato da Massimo Scaglioni (Università Cattolica del Sacro Cuore, Ce.R.T.A.) e patrocinato da AGCOM. All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Giacomo Lasorella (Presidente AGCOM), Lorenzo Sassoli de Bianchi (Presidente Auditel) e Fabrizio Angelini (Amministratore Delegato Sensemakers), Salvatore Deidda (Presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera) e Federico Mollicone (Presidente Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera), a testimonianza della rilevanza istituzionale e industriale del settore in una fase di profonda trasformazione. Il quadro che emerge dallo studio restituisce l’immagine di una televisione che cambia, si ibrida con lo streaming, ma continua a occupare una posizione centrale nel sistema mediale nazionale. Le slide utilizzate nel corso della presentazione sono disponibili in calce all’articolo, mentre la registrazione dell’evento è visibile sul sito della Camera dei deputati. I consumi: stabilità nella Total Audience Da settembre 2024 a maggio 2025 il consumo medio in Total Audience è di 8.730.000 spettatori medi nel giorno medio, con una differenza di solo 100mila spettatori rispetto all’anno precedente (-1,2%). Nel prime time gli spettatori in Total Audience sono 19,6 milioni, anche in questo caso con una decrescita limitata rispetto alla scorsa stagione (-1,4%). I dati risultano confermati anche nell’anno solare 2025 (1° gennaio-31 dicembre). Nonostante la grande crescita dell’offerta video – che oggi comprende, oltre ai canali, i servizi di streaming ma anche YouTube e i social media – il consumo resta molto forte sulla TV tradizionale, sugli ascolti riconosciuti. Quasi 3 ore e 20 minuti di media al giorno di consumo di TV lineare, per oltre 35 milioni di contatti e un ascolto medio che nel corso del giorno supera i 7,6 milioni di spettatori nel 2025. Si segnala una riduzione nell’ordine del 2,7% dei consumi rispetto all’anno solare 2024, ma la TV resta al centro del sistema mediale nazionale. L’ascolto “non riconosciuto” – che misura l’insieme dei servizi di streaming, ma anche fenomeni come browsing o gaming – resta sostanzialmente stabile negli anni, attestandosi a poco più di 1,7 milioni di spettatori medi nel giorno (anno solare 2025). Il quadro non cambia in prima serata, con oltre 17,7 milioni di spettatori medi per i canali TV e quasi 3,9 milioni di spettatori medi per l’insieme degli ascolti non riconosciuti. L’era dello streamcasting Lo “streamcasting” indica l’attuale stato di ibridazione fra il broadcasting televisivo tradizionale e lo streaming online, in cui operano quattro soggetti principali: editori tradizionali, piattaforme globali, servizi di streaming e social media. Il consumo di contenuto in streaming dei servizi non misurati in maniera granulare da Auditel (appunto il consumo “non riconosciuto”, che comprende anche le piattaforme SVOD globali) cresce lievemente rispetto al 2024 (+1,7%), attestandosi al 18,8% del consumo complessivo. La diffusione delle Smart TV, come emerge dalla ricerca Ipsos-Auditel presentata nell’Annuario 2025, fa crescere l’abitudine di visione di contenuto in streaming/on demand sulle fasce di popolazione più adulto-anziana, con un incremento del 10,5% tra gli ultra 65enni. Tecnologia: Smart TV oltre il 50% e centralità dei device Con 22,2 milioni di unità, pari al 50,9% del parco complessivo, le TV connesse superano per la prima volta la soglia del 50%. Nel 2025 il 40% del consumo di TV in termini di AMR si genera su una Smart TV, con un incremento del 6% rispetto allo scorso anno. Gli smartphone si confermano i device più diffusi, con 50,3 milioni di unità (il 64,5% degli schermi non televisivi), seguiti dai computer con 20,2 milioni (25,9%) e dai tablet con 7,4 milioni (9,6%). Generi e produzioni Sul fronte dei contenuti, il macro-genere dell’unscripted continua a crescere sulla TV lineare: nella stagione 2024-25 i contenuti originali di intrattenimento registrano un incremento sia in titoli (+6%) sia nelle ore (+3%). In calo, invece, le ore di unscripted per i servizi OTT (-7%). Positivo l’impatto della produzione indipendente nel lineare, in crescita sia in titoli (+4%) sia in ore (+7%), con un +9% nel prime time e +16% nel daytime. Il 2025 è stato l’anno del Factual e del Game, entrambi in crescita in termini di ore (rispettivamente +44% e +42%). Dopo il picco degli ultimi anni, rallenta invece la produzione di scripted originale: 93 titoli e 658 ore complessive segnano un calo del 24% nei titoli e del 12% nelle ore. La flessione coinvolge sia i canali free (-20% titoli, -8% ore) sia le reti e piattaforme pay (-33% titoli, -25% ore). Tiene la categoria della serialità. Sul fronte dei format internazionali, con 12 titoli (26% del totale), i format statunitensi guidano la classifica. La stagione 2024-25 segna inoltre l’esordio di alcune tra le produzioni scripted italiane più costose di sempre. Il costo complessivo dell’offerta originale supera 894 milioni di euro (+15% sul 2023-24), con un costo medio per minuto superiore ai 27mila euro (+26%). La componente free raggiunge 498 milioni di euro (+23%), con un costo medio di circa 19mila euro al minuto (+27%), mentre la pay registra 396 milioni (+7%), con un costo unitario che supera i 57mila euro al minuto (+38%). A trainare verso l’alto i valori produttivi sono le grandi produzioni premium e le co-produzioni internazionali in costume. Infine, con oltre 9.300 ore complessive di notiziari, rubriche e speciali, il comparto delle news torna a crescere. Aumentano soprattutto le ore degli “speciali” informativi (circa 309 ore, +140%) e la programmazione di eventi sportivi in chiaro (920 ore complessive, +2%).

I film più forti su Netflix nel 2025

Proseguiamo il nostro monitoraggio sul mercato dello streaming statunitense – basato, come di consueto, sulle classifiche settimanali Nielsen – focalizzandoci sulle performance registrate nel 2025 dai film disponibili nel catalogo Netflix. In questo caso, dove possibile, porremo in dialogo le stime di Nielsen con i dati censuari forniti da Netflix tramite i due Engagement Report relativi al 2025. Ricordiamo che questi ultimi fanno riferimento all’audience globale del servizio su base semestrale, offrendo dunque un dato di matrice differente rispetto a quello di Nielsen. Ciò detto, una lettura parallela delle due fonti offre alcuni spunti interessanti sul ruolo assunto dai film nella proposta editoriale di Netflix e, più in generale, sul posizionamento del servizio nell’ecosistema streaming. Innanzitutto, dei 34 film che nel 2025 hanno raggiunto almeno una volta la Top 10 Nielsen – un numero leggermente inferiore rispetto agli anni precedenti – sono 22 quelli a essere entrati in classifica mentre erano disponibili su Netflix. Si tratta di un rapporto pressoché analogo a quello registrato nel 2024, quando la quota Netflix sui 41 film totali entrati nei ranking nel corso dell’anno era stata del 71% (29 titoli).  Valutando invece le occorrenze complessive dei film – considerato che molti dei titoli in questione stazionano in Top 10 per più di una settimana – sale a 52 il dato di presenze di Netflix nel corso delle 52 settimane del 2025 qui analizzate. Stante dunque lo strapotere di Netflix sul versante seriale, anche per quel che riguarda il cinema in streaming il servizio si impone ormai come una presenza costante: lo abbiamo già sottolineato in precedenti articoli, ma vale la pena rimarcare che Netflix è in buona sostanza l’unico streamer in grado di generare in modo continuativo una forte sincronizzazione di consumi attorno ai film in piattaforma. Basti pensare, in merito, che il competitor più vicino per numero di occorrenze in classifica è Disney+, i cui film sono entrati in Top 10 Nielsen solo in 8 occasioni (di cui 3 sono ascrivibili a un unico titolo family particolarmente forte, Moana 2). Come già evidenziato nella nostra analisi relativa all’estate 2025, l’emblema della posizione unica detenuta da Netflix tra gli operatori OTT sono le 18 settimane di permanenza in Top 10 Nielsen totalizzate da KPop Demon Hunters. Dall’avvio della misurazione dei consumi settimanali in streaming da parte di Nielsen – risalente al settembre del 2020 – nessun film aveva mai stazionato così a lungo all’interno dei dieci contenuti più visti. Nelle 18 settimane in questione – interessate anche dalla duplice release in sala del film, seppur solo in forma di evento, prima tra il 23 e il 24 agosto e poi ad Halloween – KPop Demon Hunters ha totalizzato 264 milioni di ore di visione sulle TV connesse statunitensi (equivalenti a circa 158 milioni di riproduzioni integrali). Il cartone animato prodotto da Sony risulta anche il film di gran lunga più visto su Netflix nel 2025 secondo i dati dei due Engagement Report, con oltre 500 milioni di views (ipotizzando sempre la riproduzione per intero) e 925 milioni di ore di visione. Si tratta di volumi di consumo di quasi quattro volte superiori a quelli di un altro grande evento cinematografico in streaming come Happy Gilmore 2, uscito appena un mese dopo KPop Demon Hunters – a luglio 2025 – e piazzatosi al terzo posto tra i film più visti sul servizio nel corso dell’anno. Se le 18 settimane di presenza nei ranking Nielsen di KPop Demon Hunters sono indubbiamente l’evidenza più eclatante dell’anno, sono vari i film Netflix ad aver registrato numeri degni di nota. Un primo dato di rilievo è la permanenza in classifica per tre settimane consecutive di Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery, unico altro film – insieme al già citato Moana 2 – a raggiungere questo traguardo nel 2025. L’ottima performance del terzo capitolo della saga ideata da Rian Johnson trova conferma anche negli Engagement Report: in sole 3 settimane in piattaforma – il film è uscito il 12 dicembre – Wake Up Dead Man ha superato i 50 milioni di visualizzazioni, non troppo distante, ad esempio, dai circa 80 milioni totalizzati da The Electric State e The Old Guard 2 in vari mesi di permanenza in catalogo (i due film sono usciti rispettivamente a marzo e a luglio). Un ulteriore indicatore significativo è individuabile nei volumi di consumo generati da alcuni titoli Netflix nella settimana di lancio. Il già menzionato Happy Gilmore 2, ad esempio, aggrega 48 milioni di ore di visione nella settimana 21-27 luglio, segnando il miglior debutto per un film in streaming (quantomeno in termini di tempo speso) per quel che riguarda il perimetro monitorato da Nielsen. Si attestano tra le 5 migliori dell’anno anche le partenze di Back in Action (13-19 gennaio, 26 milioni di ore), Wake Up Dead Man (8-14 dicembre, 22 milioni di ore) e Frankenstein (3-9 novembre, 21 milioni di ore). Si noti, inoltre, che Happy Gilmore 2, Back in Action e Frankenstein – a cui va aggiunto anche Moana 2, al di fuori della library Netflix – sono gli unici film ad aver guadagnato la vetta della Top 10 Nielsen nel 2025. Da segnalare anche la performance del film tedesco Exterritorial, unica esclusiva Netflix non in lingua inglese a entrare non solo nella classifica settimanale Nielsen (tra 28 aprile e 4 maggio) ma anche tra i 10 film più visti dell’anno a livello globale secondo gli Engagement Report. Chiudendo proprio sui 10 film più visti del 2025 secondo i dati proprietari di Netflix primeggiano, come prevedibile, i titoli presenti in piattaforma già dai mesi iniziali dell’anno e resi disponibili in esclusiva sul servizio a livello globale. Fanno tuttavia eccezione tre prodotti animation: Despicable Me 4 – distribuito in PVOD anche su Peacock negli Stati Uniti –, Despicable Me 3 e The Secret Life of Pets, questi ultimi peraltro unici titoli in Top 10 a non essere usciti nel 2025. Merita infine di essere nuovamente sottolineato, a margine di questa classifica, anche il notevole riscontro del Frankenstein di Guillermo …

I film più forti su Netflix nel 2025 Leggi altro »

Serie A 2025-26: gli ascolti del girone di andata

Con la conclusione del girone d’andata – fatta eccezione per i quattro incontri della sedicesima giornata rinviati per la sovrapposizione con la Supercoppa – è possibile tracciare un primo bilancio degli ascolti della Serie A di calcio maschile 2025-26. Come di consueto, iniziamo con un rapido sguardo all’andamento degli ascolti totalizzati da Dazn secondo i dati settimanali dello Standard Auditel Digitale. Nei mesi interessati dal girone d’andata il servizio registra una media settimanale di 26,4 milioni di legitimate streams e 8,7 milioni di ore di visione. Il picco di consumi si concentra, come prevedibile, nella settimana tra il 26 ottobre e il 1° novembre, quando il turno infrasettimanale porta a 18 le partite disputate: gli LS sfiorano quota 50 milioni e il TTS sale a 16,7 milioni di ore. Nel confronto storico, i dati risultano superiori a quelli del 2024-25 (24,5 milioni di stream e 8,4 milioni di ore di visione), mentre appare appena più sfumato il raffronto con le due stagioni precedenti: il dato di LS è infatti in crescita in entrambi i casi, mentre il tempo speso eguaglia quello del 2022-23 e fa leggermente peggio rispetto al 2023-24 (9,1 milioni di ore). Al netto, come sempre, della presenza di altri eventi sportivi in piattaforma, si tratta chiaramente di una delle stagioni più solide per Dazn dall’acquisizione dei diritti della Serie A. Questo andamento positivo trova conferma guardando direttamente ai valori di total audience delle 186 partite finora disputate. Anzitutto, escludendo dall’analisi il sedicesimo turno per via dei dati ancora parziali, segnaliamo che l’AMR complessivo di giornata scende al di sotto della passata stagione solo in tre occasioni (quinta, nona e diciannovesima). Inoltre, l’ascolto totalizzato da ciascun turno cresce in media del 14% rispetto al girone d’andata 2024-25, con un netto rafforzamento soprattutto nella fascia alta della distribuzione. Le giornate con un AMR totale inferiore ai 5 milioni sono soltanto tre, contro le dodici dello scorso anno, mentre ben sette turni superano i 6 milioni di spettatori medi (era successo solo due volte nel 2024-25), con il picco di 7,3 milioni alla decima giornata, che resta il turno più seguito dall’arrivo della Serie A su Dazn. Anche il numero di giornate in cui la partita più seguita non raggiunge il milione di spettatori medi si riduce sensibilmente: sono tre – le prime due e la quarta, collocate ancora nel periodo estivo – contro le sei registrate nel girone d’andata 2024-25. Rimane invece stabile l’incidenza del match più visto di ogni turno sul dato complessivo di giornata, pari in media al 27%, con punte superiori al 30% in presenza di incontri di particolare richiamo. È il caso di Juventus–Milan del 5 ottobre (AMR 1,9 milioni, 34% del totale di giornata), del derby milanese Inter–Milan disputato il 23 novembre (AMR 2,1 milioni, 34%) e di Milan–Roma del 2 novembre (AMR 2,4 milioni, 33%). Ricordiamo peraltro che quest’ultimo match rientrava nell’offerta try and buy di Dazn ed è stato dunque visibile in chiaro sul servizio, al pari delle successive Fiorentina–Juventus e Atalanta–Inter. Di seguito, la Top 10 delle partite più seguite del girone di andata, che restituisce in modo immediato la centralità degli scontri diretti e dei big match di giornata nel trainare gli ascolti del campionato. Oltre ai quattro recuperi ancora da disputare questa settimana, il campionato è nel frattempo ripartito con il girone di ritorno tra il 10 e il 12 gennaio. La ventesima giornata, in chiusura stasera, ha già proposto due sfide di particolare interesse – il confronto diretto tra Como e Bologna in chiave europea e, ieri sera, la sfida scudetto tra Inter e Napoli – i cui dati di total audience saranno disponibili nei prossimi giorni. Ricordiamo, infine, che nei prossimi mesi saranno altre due – ancora in attesa di definizione – le partite visibili gratuitamente anche ai non abbonati a Dazn. (Giovanni Ceccatelli)

I programmi più visti on demand nel 2025

Facendo seguito alla Top 10 dei programmi più visti in lineare sullo schermo televisivo, completiamo il quadro relativo al 2025 considerando anche i contenuti maggiormente fruiti on demand, tramite device connessi. Il periodo d’osservazione considerato, in questo caso, va dal primo gennaio al 15 dicembre 2025 e i programmi sono gerarchizzati per Total Time Spent, ovvero il tempo di visione ad essi complessivamente dedicato (forniamo, a margine, anche il valore di Legitimate streams, cioè le riproduzioni totalizzate di ciascun contenuto). Come già prefigurato dalle classifiche stagionali riportate nel capitolo 8 dell’Annuario 2025, anche la Top 10 di fine anno conferma il ruolo egemonico della serialità nel perimetro on demand. Ciò detto, il primato spetta quest’anno al talk Uomini e donne: come illustrato anche all’interno dell’Annuario – in quel caso con specifico riferimento al periodo tra settembre 2024 e maggio 2025 – il programma condotto da Maria De Filippi cresce ancora rispetto alle annualità precedenti, raggiungendo i migliori dati di performance in streaming dall’avvio delle misurazioni digitali nel 2019. Oltre a Uomini e donne, Mediaset piazza in classifica anche due ulteriori produzioni Fascino, divenute ormai pilastri dell’intrattenimento italiano: il talent Amici e il reality Temptation Island – quest’ultimo caratterizzato da una quattordicesima stagione da record – presenti sulle reti Mediaset rispettivamente dal 2001 e dal 2005. Venendo alla serialità, il trend di maggior rilievo – ben visibile da alcuni anni, soprattutto per quel che concerne Mediaset – riguarda il peso della fiction d’importazione. Pur senza replicare i dati registrati nel corso della passata annualità da prodotti come Terra amara e My home my destiny, il percorso in piattaforma delle soap perlopiù di produzione turca — da Segreti di famiglia a Tradimento — conferma una volta di più il ruolo strategico assunto dallo streaming nel ciclo di vita delle serie Mediaset. Svetta, in particolare, proprio la performance del dramma familiare turco Tradimento, che primeggia tra le serie più viste dell’anno sia in termini di LS erogati, sia per quel che concerne il tempo di visione. Emergono in positivo anche i risultati degli unici due debutti del 2025 (considerando il palinsesto italiano) presenti in classifica: si tratta, ancora una volta, delle fiction turche La notte nel cuore e La forza di una donna, proposte sempre da Mediaset. Sul fronte Rai, come evidenziato nel capitolo 8 dell’Annuario, anche quest’anno l’editore pubblico registra il picco di ascolti online a marzo, in corrispondenza dell’uscita in anteprima digital di Mare Fuori 5, seguita poi dal passaggio in chiaro su Rai 2. Pur arretrando rispetto alla stagione precedente, la serie riafferma la propria funzione di traino per il comparto digital Rai – e, più in generale, l’efficacia delle sperimentazioni distributive digital-first – guidando la classifica dei consumi on demand dell’editore per il terzo anno consecutivo. Completa il quadro dei contenuti Rai in classifica Il paradiso delle signore, presenza ormai immancabile anche nelle rilevazioni digital. La soap del pomeriggio di Rai1 beneficia di una doppia leva: da un lato il notevole monte ore prodotto, dall’altro la strategia editoriale di RaiPlay, che mette a disposizione un’ampia offerta di clip estratte dagli episodi, ideali per la fruizione catch-up ancora largamente associata allo streaming. (Giovanni Ceccatelli)

I programmi televisivi più visti del 2025

Come raccontato nell’edizione 2025 dell’Annuario della TV, l’anno che sta volgendo al termine ha rappresentato una tappa nodale nella definizione di quella che abbiamo chiamato “era dello streamcasting”. Con la definitiva introduzione dello standard Total Audience Auditel al termine del 2024 il settore ha compiuto un passo decisivo, sul piano della misurazione dei consumi, per rispondere alla crescente diffusione di device connessi e canali distributivi online che, nelle abitudini degli spettatori, sono ormai equivalenti – se non preponderanti – allo schermo televisivo. Stanti questi significativi mutamenti, tuttavia, l’Annuario dimosra ampiamente come la visione televisiva nella sua dimensione lineare e svincolata dagli small screen rimanga un tassello fondamentale nella dieta mediatica del paese. Con il termine del 2025 cogliamo l’occasione per tornare su questo punto, proponendo la classifica dei dieci programmi televisivi più visti sui canali generalisti, ordinati per ascolto medio (AMR). La classifica palesa, da una lato, l’assoluta e perdurante centralità di un evento a cadenza annuale come il Festival di Sanremo – la cui 75esima edizione ha visto il ritorno di Carlo Conti alla conduzione – mentre dall’altro la rilevanza di appuntamenti serali reiterati nel tempo. Il 2025 è stato senz’altro definito dalla serrata sfida in access prime time tra i game show Affari tuoi e La ruota della fortuna, cui si aggiungono anche l’informazione di Cinque minuti e l’inossidabile talk show C’è posta per te. Altrettanto impattanti, tuttavia, sono stati i ritorni di fiction Rai ormai rodate ma estremamente costanti negli ascolti – Un passo dal cielo, giunto all’ottava stagione, ma anche Imma Tataranni e Mina Settembre, in onda dal 2019 e dal 2021  – e ancora di più i debutti delle co-produzioni italo-francesi Il conte di Montecristo e Sandokan. Le due nuove trasposizioni dai romanzi di Alexandre Dumas ed Emilio Salgari – quest’ultimo già adattato da Sergio Sollima nella fortunata miniserie Rai del 1976 – hanno segnato l’inizio e la fine dell’annata televisiva, confermando lo status della serialità come uno degli asset più pregiati e affidabili per i palinsesti serali. A margine della classifica riportata di seguito segnaliamo che i dati d’ascolto indicati tengono in considerazione il solo consumo lineare su schermo televisivo – non si tratta, dunque, di dati di Total Audience, senza quindi l’apporto degli small screen – e fanno riferimento al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 17 dicembre 2025. Sottolineiamo che vengono esclusi dal ranking spin-off e programmi derivati o anteprime. Risultano inoltre esclusi dalla classifica il varietà di Capodanno L’anno che verrà – programma solo parzialmente ascrivibile al 2025 ma che ha totalizzato un AMR di 5,1 milioni e una share del 36,6% – e tre eventi calcistici. In particolare, tra questi troviamo in primo luogo l’ottimo dato registrato dalle due partite della Uefa Nations League maschile, che su Rai 1 hanno raccolto 8 milioni di spettatori medi e il 37,2% di share. Seguono, sempre su Rai 1, le 8 partite di qualificazioni per i mondiali di calcio maschili del 2026 – AMR 6,7, SH 34,3% – e su Canale 5 gli 8 incontri di Coppa Italia (AMR 4,6, SH 23,3%). (Giovanni Ceccatelli)

Presentazione Annuario 2025: Le sfide dello streamcasting

È stato presentato ieri mattina in Università Cattolica, a Milano, l’Annuario 2025 della Televisione Italiana, a cura di Massimo Scaglioni, professore ordinario di Economia e marketing dei media e direttore di Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi).  Hanno presentato l’Annuario, assieme al prof. Scaglioni, Fabrizio Angelini, Amministratore Delegato Sensemakers; Alberto Dal Sasso, CEO Minerva Insights Italy; Paolo Lugiato, Direttore Generale Auditel; Antonio Marano, Presidente Confindustria Radio Televisioni; Guido Mazzoccola, Television Audience Measurement Director Nielsen; Raffaele Pastore, Direttore Generale UPA; Emilio Pucci, Direttore eMedia; Chiara Sbarigia, Presidente APA; Nora Schmitz, Head of Audience Measurement and Media Development Ipsos.  Ne hanno poi discusso in una tavola rotonda: Eleonora Andreatta, Vice President of Italian Content Netflix; Stefano Coletta, Direttore Coordinamento Generi Rai; Federico Di Chio, Direttore Marketing Strategico Gruppo Mediaset; Andrea David Rizzi, Head of Media & Support Partnership Italy & Portugal YouTube.  Benvenuti nell’era dello “streamcasting”!  Streamcasting, che dà il nome alla nuova edizione dell’Annuario della TV 2025, è il neologismo che indica l’attuale stato di ibridazione fra il broadcasting televisivo tradizionale e lo streaming on-line. Nell’era dello streamcasting il terreno di gioco dei diversi player del mercato si fa sempre più convergente e condiviso da quattro soggetti principali: i tradizionali editori di broadcasting (Rai, Mediaset, WBD, Sky, Cairo Communication), le platforms globali come Google/YouTube, i servizi di streaming come Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Paramount+ (che si spostano progressivamente verso modelli economici sempre più ibridi, che includono la raccolta pubblicitaria) e i social media (Meta, TikTok).  Sul versante degli editori televisivi, i contenuti televisivi (quelli prodotti da broadcaster o, meglio, oggi potremmo dire “streamcaster”) trovano nuove modalità per incontrare i propri pubblici (per esempio attraverso i servizi VOD proprietari, come RaiPlay, Mediaset Infinity, Discovery+ e fra poco, nel 2026, HBO Max di WBD) e inedite possibilità di essere misurati e valorizzati (grazie alla Total audience sviluppata da Auditel, che rende commisurabili gli ascolti digitali su device diversi dal televisore), soprattutto sulla Tv connessa.   La stagione televisiva 2024-25 è stata caratterizzata da una grande novità sul fronte della rilevazione degli ascolti: dal 29 dicembre 2024 la Total Audience è stata infatti ufficialmente promossa a currency di misurazione confermando così la sua importanza strategica per il mercato.  Nell’epoca dello streamcasting dunque gli editori televisivi sono chiamati a fare anche gli streamer, a sperimentare cioè modalità innovative di distribuzione, mentre le piattaforme on demand, a sottoscrizione e/o supportate dalla pubblicità, come Netflix, finiscono per adottare alcune ricette tipiche del broadcasting (puntando, per esempio, al co-viewing familiare, specie su SmartTV)  In questo contesto, un fattore tecnologico dirompente è rappresentato dall’ingresso della Smart TV, o TV connessa, nelle case degli italiani. Le Smart TV hanno superato i 22 milioni in Italia, e iniziano ad avere un impatto sempre più significativo sulle abitudini delle famiglie del Paese. L’ingresso di una televisione connessa in una casa, infatti, non rappresenta solo un cambiamento tecnologico: trasforma profondamente i consumi, facendo quasi raddoppiare il contenuto fruito fuori dal tradizionale palinsesto lineare, per lo più in modalità on demand.   La televisione lineare conserva comunque, anche in questa nuova stagione dello streamcasting, una sua centralità proprio in virtù della sua capacità di creare sincronia, spazi condivisi, ritualità (Festival di Sanremo, anche quest’anno come sempre l’evento più visto, il calcio, ora il tennis, gli appuntamenti con l’access prime time rinnovato delle reti ammiraglie, come “Affari Tuoi” e “La ruota della fortuna”): la TV continua a rispecchiare i tempi della vita sociale. Le tendenze del 2025  Il consumo di TV “tiene” e la televisione è resiliente anche quest’anno: lo è grazie allo sforzo innovativo dei broadcaster che, seppur timidamente, iniziano a sposare le logiche dell’era nuova, dell’era dello streamcasting. Il consumo di TV “tiene” sostanzialmente (ovvero continua a mostrare segni di resilienza) nel confronto con la scorsa stagione, grazie al contributo dei device diversi dal televisore tradizionale: da settembre 2024 a maggio 2025 (la stagione analizzata) il consumo medio in total audience è di 8.730.000 spettatori medi nel giorno medio, con una differenza di solo 100mila spettatori rispetto all’anno precedente (-1,2%). Una differenza più ampia (-1,6%) se si considera solo la TV tradizionale. È proprio lo sforzo innovativo che ha portato i broadcaster alla valorizzazione della cosiddetta total audience (ovvero a intendere sé stessi sempre più come streamcaster) a frenare un fisiologico, per quanto ancora piuttosto limitato per l’Italia, arretramento del consumo lineare di televisione. Nel prime time gli spettatori in total audience sono 19,6 milioni: anche in questo caso la decrescita rispetto alla scorsa stagione è piuttosto limitata (-1,4%).  Le tendenze evidenziate nella stagione 2024-25 (settembre-maggio) trovano una sostanziale conferma anche se si considera l’anno solare 2025 (*1/1/2025-15/11/2025, elaborazione TechEdge su dati Auditel): nel corso dell’anno il tempo medio di visione della TV è stato di 3 ore e 17 minuti, in sostanziale linea col passato (pur in un periodo caratterizzato dall’assenza di grandi eventi sportivi durante l’estate, come Europei di calcio e Olimpiadi nel 2024). Sempre nel corso dell’anno 2025, il consumo di contenuto in streaming dei servizi non misurati in maniera granulare da Auditel (il cosiddetto consumo “non riconosciuto”, che comprende anche le piattaforme SVOD globali) cresce solo lievemente rispetto al 2024, con un incremento dell’1,7%, attestandosi al 18,8% del consumo complessivo (1,8 milioni nel giorno medio, AMR, circa 45 minuti nel corso della giornata, ATV). Da segnalare, però, che la diffusione delle SmartTV fa crescere l’abitudine di visione di contenuto in streaming/on demand “non riconosciuto” (ovvero fuori dal perimetro del palinsesto degli editori tradizionali) sulle fasce di popolazione più adulto-anziana, con un balzo del 10,5% di incremento sugli ultra 65enni, a conferma che questa fascia di popolazione (in particolare 65-74 anni) è ormai digitalmente attrezzata e attiva.   La sfida più rilevante di questa nuova fase è senz’altro quella dei contenuti. Il mondo dei contenuti video assomiglia a una piramide, con al vertice contenuti ad altissimo valore (spesso produzioni o co-produzioni di fiction) che danno vita a un consumo a utilità ripetuta spesso protratto nel tempo. Nella stagione possiamo contare diversi titoli di fiction che rientrano in questa categoria: M– Il figlio del secolo, L’amica geniale, Il Gattopardo, per altro riconducibili a modelli di commissioning diversi (pay TV, servizio pubblico, SVOD). Più sotto troviamo l’area, un po’ più ampia in termini di ore prodotte (circa 520 nella stagione) di prodotti scripted, dal valore medio-alto (fiction per la televisione) e la capacità di generare piccoli o grandi eventi nel palinsesto lineare. Quel che stiamo osservando in questi anni è una progressiva diminuzione del numero di titoli in queste due prime aree di contenuto scripted e una progressiva crescita degli investimenti in un numero più limitato di titoli, come se via via la punta della piramide diventasse più “appuntita”. Ancora più sotto vediamo l’ampia area della cosiddetta  unscripted tv, che comprende tutti i generi dell’intrattenimento che costituiscono l’ossatura del broadcasting lineare, e che sono analizzati nelle loro dinamiche e mutazioni nelle pagine dell’Annuario. Si tratta di quasi 18 mila ore di prodotto originale al netto delle repliche nella stagione analizzata. A queste andrebbero poi aggiunte le ore delle news lineari (quasi 10 mila) …

Presentazione Annuario 2025: Le sfide dello streamcasting Leggi altro »

Le sfide dello streamcasting. Annuario della televisione 2025 

Martedì 2 dicembre alle ore 10.30, presso l’Aula G.127 Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si terrà il workshop “Le sfide dello streamcasting”, dedicato alla presentazione dell’Annuario della televisione 2025, a cura di Massimo Scaglioni, professore ordinario di Economia e marketing dei media e direttore di Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi). La mattinata si aprirà con la sessione “Le sfide dello streamcasting: approcci, dati, tendenze”, che proporrà un’analisi aggiornata delle tendenze del sistema audiovisivo italiano attraverso le evidenze dell’Annuario 2025, realizzato da Ce.R.T.A. in collaborazione con Auditel, Adjinn, APA, Comscore, Confindustria Radio Televisioni, eMedia, Ipsos, Nielsen, Sensemakers, UPA, e con il patrocinio di AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). Interverranno, in dialogo con il prof. Scaglioni: Fabrizio Angelini, Amministratore Delegato Sensemakers; Alberto Dal Sasso, CEO Minerva Insights Italy; Paolo Lugiato, Direttore Generale Auditel; Antonio Marano, Presidente Confindustria Radio Televisioni; Guido Mazzoccola, Television Audience Measurement Director Nielsen; Raffaele Pastore, Direttore Generale UPA; Emilio Pucci, Direttore eMedia; Chiara Sbarigia, Presidente APA; Nora Schmitz, Head of Audience Measurement and Media Development Ipsos. La seconda parte, “Le sfide dei contenuti, fra quantità e qualità”, metterà al centro il punto di vista e le prospettive del mercato. Alcuni dei principali player discuteranno delle evoluzioni e delle sfide nell’offerta e nella produzione di contenuti. Tra i relatori: Eleonora Andreatta, Vice President of Italian Content Netflix; Stefano Coletta, Direttore Coordinamento Generi Rai; Federico Di Chio, Direttore Marketing Strategico Gruppo Mediaset; Andrea David Rizzi, Head of Media & Sport Partnerships Italy & Portugal YouTube. Per registrazioni e informazioni: segreteria.certa@unicatt.it