Con il passaggio in prima TV su Rai 1 – in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – si conclude il lungo e fortunato ciclo distributivo di C’è ancora domani. Dall’uscita in sala nell’ottobre del 2023, il film co-sceneggiato, diretto e interpretato da Paola Cortellesi ha scritto una pagina importante nella storia dell’industria cinematografica italiana: C’è ancora domani si è imposto non solo come uno dei maggiori successi di box office della storia del paese – occupa il quinto posto tra le produzioni italiane e il decimo includendo i titoli internazionali – ma anche come un fenomeno capace di affermarsi nei mercati esteri e di mantenere la propria rilevanza nelle finestre di sfruttamento post-sala. L’approdo in prima serata sull’ammiraglia Rai, a poco più di due anni dal debutto theatrical, ci offre lo spunto per ricostruire brevemente il percorso del film e di enfatizzarne, una volta di più, l’unicità.
L’eccezionalità di C’è ancora domani si è manifestata in modo piuttosto evidente fino dalle prime settimane di sfruttamento in sala: secondo i dati Cinetel, dopo un fine settimana d’esordio da 1.6 milioni di incasso in 493 sale, il film è cresciuto del 111% nel secondo weekend di programmazione e poi ancora del 29% tra il secondo e il terzo fine settimana. Nella quarta settimana di programmazione C’è ancora domani è giunto a un massimo di 732 sale ed è stato successivamente in grado di sostenere una tenitura del tutto anomala e pari a 387 giorni. Complessivamente, il film ha raccolto 36.9 milioni di euro d’incasso nelle sale italiane, per un totale di 5.5 milioni di presenze: un apporto decisivo per la ripresa del box office nazionale nel post-pandemia e addirittura superiore a quello garantito, pochi mesi prima, da due fenomeni globali come Barbie e Oppenheimer.
In merito vale la pena sottolineare, peraltro, che il successo dell’esordio registico di Paola Cortellesi non si è limitato al contesto nazionale: con 50.2 milioni di euro (il dato è stimato da Box Office Mojo) in 126 territori, il film ha trovato in Francia la performance estera più rilevante – con circa 4 milioni d’incasso in sala – e nel marzo del 2025 è stato distribuito in un mercato tendenzialmente poco accessibile per i prodotti europei come quello cinese.
Come rilevato da Marco Cucco e Raoul Spiccia in una dettagliata analisi a cui rimandiamo («Decodifica di un grande successo: i due volti di C’è ancora domani», Cinergie, n.27/2025, pp. 155-171), C’è ancora domani si è imposto come un fenomeno culturale trasversale, capace di intercettare pubblici eterogenei – per età, genere e localizzazione geografica – e di imporsi nel discorso pubblico in modo profondo. Sono significative, in proposito, le numerose proiezioni-evento del film dedicate alle scuole, come anche la proiezione, presentata dalla stessa Paola Cortellesi, alla Camera dei deputati in occasione della Giornata internazionale della donna del 2024.
Come anticipato, gli ottimi risultati del film sono proseguiti anche nella finestra pay e svod, per quanto, in tal senso, i dati di consumo pubblici siano meno dettagliati. Disponibile contemporaneamente nell’offerta Sky e su Netflix dal 31 marzo 2024, C’è ancora domani ha totalizzato un ascolto medio di circa 700.000 spettatori al debutto sulla pay TV satellitare, mentre è rimasto nella Top 10 italiana dei film più visti su Netflix per 6 settimane, guadagnando il vertice della classifica nella prima settimana di aprile.
E veniamo, infine, al passaggio in chiaro su Rai 1. Nonostante la già ampissima circolazione del film nei due anni dall’uscita in sala, secondo le rilevazioni Auditel C’è ancora domani è riuscito a totalizzare 3.9 milioni di spettatori medi e il 22% di share, in una serata piuttosto affollata in termini di palinsesto (oltre al talk Belve su Rai 2, anche la serie turca La notte del cuore su Canale 5 e soprattutto il turno di Champions League su Sky, con Juventus e Napoli impegnate).
Si tratta di un dato molto positivo ma che necessita di essere contestualizzato. In primo luogo, è opportuno considerare la graduale ma inesorabile marginalizzazione del cinema in prima TV come asset nella programmazione serale generalista, negli anni sostituito dalla fiction. In merito, ricordiamo solo alcuni dati particolarmente eloquenti. Il record per la prima TV più seguita da quando sono disponibili i dati Auditel risale al 1997, quando La vita è bella ottenne, su Rai 1, 16 milioni di spettatori medi e il 53% di share: dopo questo risultato epocale solo un film è tornato a superare i 10 milioni di AMR – Il Gladiatore, trasmesso su Canale 5 nel 2003 – e solo altri due si sono quantomeno avvicinati a questa soglia.
Si tratta di due titoli italiani: Io non ho paura, che nel 2005, su Canale 5, totalizza 9 milioni di spettatori medi e il 35% di share, e La grande bellezza. Quest’ultimo viene trasmesso dall’ammiraglia Mediaset a marzo del 2014 all’indomani della vittoria dell’Academy Award per il miglior film straniero – accorciando, dunque, il tradizionale iter post-sala, anche in forza del coinvolgimento di Medusa come distributore e co-produttore del film – e giunge a 8.9 milioni di ascolto medio e 36% di share.
Al ridimensionamento del film come proposta televisiva generalista si sovrappongono, negli ultimi anni, non solo una radicale riconfigurazione delle finestre distributive – con la posizione sempre più nodale occupata dal segmento svod – ma anche la generalizzata contrazione della platea complessiva, particolarmente marcata nell’ultimo triennio. Se ancora nei mesi interessati dalla pandemia alcuni grandi successi di box office al primo passaggio in chiaro registravano ascolti attorno ai 5 milioni – è il caso di Bohemian Rhapsody nel novembre del 2021 (Rai 1, AMR 5 milioni, share 24%) e di Tolo Tolo a gennaio del 2022 (Canale 5, AMR 5.3 milioni, share 23%) – dal 2023 i valori risultano ulteriormente in calo.
In questo contesto, dunque, è significativo che quello di C’è ancora domani si configuri come il secondo miglior ascolto registrato da un film nel periodo post-pandemico (dal 2023 a oggi ha fatto meglio, anche se di pochissimo, solo il live action Disney Cenerentola, che il 3 gennaio di quest’anno ha raggiunto 4 milioni di AMR e 22% di share). Il dato positivo del passaggio in chiaro conferma, dunque, non solo l’ormai evidente radicamento del film nell’immaginario collettivo, ma anche il suo potenziale futuro come “appuntamento” e come titolo di library destinato – a nostro avviso – a mantenere valore nel tempo, ben oltre il completamento del suo ciclo di vita primario.
(Giovanni Ceccatelli e Raoul Spiccia)
